La paura di stare soli-

Sembra impossibile che si possa soffrire così tanto per un “ti chiamerò” o “ti scriverò” non mantenuto. Alla fine che cos’è? Un messaggio in meno, una telefonata in meno, una promessa non mantenuta. Sono cose che succedono. “Scusa, ma avevo da fare”. Solo che a te non succedono mai, anche quando hai da fare, e allora farsi assalire dalla tristezza è un lampo. Non è niente di che, solo che decidere di far entrare qualcuno nella propria vita è più difficile di dimenticare chi si ama, e credere a quel “ti chiamerò” vuol dire sperare, o ricominciare a farlo, ed essere delusi è sopportabile una, due, trecento volte, ma poi basta. Poi inizia a fare troppo male, e sembra impossibile che ci si possa inquietare così tanto per un “ti chiamerò”, ma succede. Perché tu rispondi “ok, ti aspetto”, ma intanto cerchi di trattenere l’uragano dentro di te, quello che vorrebbe uscir fuori e urlare “no, non andare nemmeno via, io ho paura di vederti girare l’angolo, ho paura di tutto, ho paura di ricominciare a vivere come facevo fino a poco tempo fa: senza amore”. Tu dici solo “ok, aspetto”, e lui che ne sa che “ok, aspetto” vuol dire “mi sento sola”? E ci fai la figura della PAZZA/NEVROTICA, perchè se non ci sei passato, se non hai visto tutto quell’amore volare via poco a poco dalle tua mani, NON puoi capire.Immagine

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Volevo solo sognare…

Mi sono addormentata sperando di sognare, ieri sera. 
Invece niente. Solo buio. Solo silenzio.
Nessun bacio all’improvviso, nessuna valigia da fare, nessuna telefonata tanto attesa, nessuna corsa sui prati, nessuna canzone da ballare abbracciati.
Essere infelici non è come essere tristi, ti entra dentro e non sai che fare. Non basta l’amore e nemmeno il mare.
Non basta niente. 
Volevo solo sognare, è chiedere troppo?

Pensavo…

Chi è stato innamorato, innamorato davvero, si riconosce: non si accontenta, non ci riesce.
Non si accontenta di due baci dati a caso in una discoteca.
Non si accontenta di una notte di sesso.
Non si accontenta di una storia tranquilla.
Non si accontenta di chi è “bello ma non balla”.
Non si accontenta dei “forse”, dei “se” dei “ma”.
Chi ha incontrato l’amore si riconosce: potrebbe vagare anche tutta la vita come un disperato per riviverlo, almeno una volta, almeno mezzo minuto.
Lo vedi camminare con gli occhi preoccupati, malinconici, speranzosi, lucidi di ricordi.
Chi ha amato non può fare a meno di volere altro amore.Immagine

“E tu cosa ci fai qui?” “Ti aspettavo””Ma come

“E tu cosa ci fai qui?” 
“Ti aspettavo”
“Ma come diavolo facevi a sapere che sarei arrivata ora?” “Non lo sapevo. Mi sono seduto e mi son detto: Ok, conto fino a dieci, se non arriva me ne vado. E sei arrivata.” 
“E a che numero sei arrivato?” “Duemilasettecentonove, ma potevo continuare.” –Immagine

Amami.

Ma la me

che hai amato, quella con i pantaloni troppo stretti e le maglie troppo larghe, quella con il seno troppo piccolo e le gambe troppo magre, quella delle canzoni troppo tristi, quella dalle parole semplici, dalla rabbia facile, quella che contava le volte in cui la chiamavi “amore”, quella che non piangeva mai davanti a te, ma piangeva spesso, quella che se non le dicevi “ti amo” almeno una volta al giorno ti scriveva “stronzo”, di notte, quella che faceva l’amore con il sole, con la pioggia, su ogni letto, su ogni spiaggia, quella che non ha mai avuto il coraggio, quella dai capelli troppo fini, quella dalla risata contagiosa, quella dalle calze colorate, dai giochi in scatola, dagli occhi troppo scuri che non ci si capisce niente nemmeno se li ami, quella che abbracciavi spesso e volentieri, quella che ti preparava la pasta al pomodoro più cattiva che avessi mai mangiato, quella che ballava davanti allo specchio, quella che non rispondeva mai al telefono, che si commuoveva leggendo una frase scritta sul muro, quella che aveva sempre un libro e una penna in borsa, ma i fazzoletti mai, mai mai mai, ché non sono mai stata una donna come si deve, quella che amava aprile, ma anche dicembre, quella che amava sempre, ma non per sbaglio, mai per caso, quella che amava tanto, ma non chiunque, solo te, solo te, quella che ti baciava il collo e si trasformava nella tua dea, quella che qualsiasi giorno era buono per lasciarsi andare, quella che non credeva in se stessa ma si fidava di te, quella innamorata dei ricordi, quella fragile ma così forte, lo dicevi sempre “sei la più forte, sei forte e non lo sai”, quella che amava il vino rosso e di notte parlava sempre un po’ di più, si apriva come una margherita al sole di marzo, quella che andava a tempo di luna, quella che si dimenticava sempre tutto, ma mai di farti una carezza prima di andare via, quella bugiarda ed egoista, quella che avevi reso più dolce, quella che avevi reso migliore,
la me che amavi
ricordi?
Non so dove sia, e
spero sia con te.
Ancora.

Love Actually

Non so dimostrare il bene. Più voglio bene a qualcuno e più mi chiudo a riccio e non è colpa di nessuno, è soltanto colpa mia.
Passo le giornate a pensare a quelli a cui mi sento più vicina, le giornate e le nottate, e poi non faccio niente.
Penso “sarebbe carino fare questa cosa” e poi regolarmente non la faccio. Abbracciare, fare regali, fare domande o anche più semplicemente sorridere quando ce ne sarebbe più bisogno mi mette a disagio. Fare cose carine mi mette a disagio. Non so che nome abbia questa strana manìa di prediligere le scelte sbagliate, questa fissazione che ho di non dimostrare mai niente a nessuno. Non sono capace di dire “ti voglio bene”, o “mi manchi”, e lo so che le persone non hanno necessariamente bisogno di sentirselo dire, ma non ci credo mica tanto a questa cosa qui. Secondo me vogliono sentirselo dire eccome, almeno una volta ogni tanto. Ma io non ci riesco, così finisco sempre per essere una pessima figlia, una pessima sorella, una pessima amica e una pessima fidanzata. Come quando uno sta male: mi arrovello sulle cose che potrei dire per risollevargli il morale, e alla fine sto zitta e lo guardo piena di timore, mentre riesco solo a pensare che lo perderò. Non so consolare le persone a cui voglio bene, e per questo probabilmente resterò sola. Provo un brivido al pensiero di compiere un bel gesto, qualsiasi esso sia. A volte faccio fatica anche a fare un favore a qualcuno, perché so che poi tutte quelle cerimonie di ringraziamento mi farebbero aumentare il battito cardiaco. Posso dunque affermare con certezza che chi mi sopporta così come sono (perché tanto non sono nemmeno capace di fingere di essere diversa) prova per me un sentimento sconfinato, perché se io non fossi in me e dovessi avere a che fare con una come me…la manderei a cagare.Immagine